Categoria: Venezia

Il 25 Aprile: San Marco e il “bocolo”

A Venezia il 25 aprile la festa è una e una soltanto: la festa di San Marco evangelista, santo patrono della città.

La nascita di Venezia

Il 25 marzo Venezia festeggia il suo compleanno.

Secondo Martino Da Canal nella sua “Storia di Venezia” la data di nascita della città sarebbe il 25 marzo del 421. La data coincide con la consacrazione della chiesa di San Giacometto sulle rive dell’attuale Canal Grande che segna il primo insediamento a Venezia sulla Riva Alta (Rialto) secondo il Chronicon Altinate del XI secolo.

Nella realtà la città più bella del mondo una precisa data di nascita non ce l’ha, ma è frutto di continui spostamenti e cambiamenti.

Tornando molto indietro nel tempo non avremmo visto nessuna distesa di acqua incontaminata, come potremmo immaginare guardando la laguna, con le sue barene, i suoi isolotti e la sua pace.

Quello che avremmo potuto vedere era il predominio del continente nell’eterna lotta tra terra e mare.
I fiumi alpini, sfociando nell’odierna laguna, portavano continuamente detriti che creavano una distesa di terra ricoperta da boschi, intervallati da acquitrini d’acqua dolce e qualche breve dosso (dossum durum che darà nome a Dorsoduro, uno dei sestieri di Venezia, e dossum oliveti, che darà nome a Olivolo, l’odierno Castello, un altro sestiere di Venezia).


Un fiumicello d’acqua dolce, il rivus altus (Rialto) segnava l’odierno andamento del Canal Grande, sulle cui rive fin dalla preistoria sorgevano insediamenti umani, come anche nel territorio di Torcello.
Nel bacino di San Marco sorgeva invece una salina, con il pavimento in laterizi romani posto più di 3 metri sotto l’attuale livello della comune marea.

Secondo Tito Livio i fuggiaschi della guerra di Troia giunsero in cerca di rifugio sulla costa veneta ed Enea fondò Venezia nel 1107 a.C. Anche Martino da Canal descrive come i troiani fossero approdati nella zona di Olivolo e posto li il loro primo insediamento.

Uno dei primi centri costruiti era un porto chiamato Metamauco e risale all’epoca romana. Sorgeva in prossimità dell’odierna Malamocco, nel Lido di Venezia, e si trovava alla foce del fiume Medoacus Maior, l’attuale fiume Brenta.

La leggenda narra che fosse collocata in posizione più esterna verso il mare rispetto la Malamocco moderna. Un evento climatico catastrofico la fece sprofondare sotto il mare e si dice che, nei giorni di bel tempo si possano ancora vedere le sue mura sommerse e che le reti dei pescatori a volte restino imprigionate nella punta del campanile.

Durante gli ultimi due millenni l’attività di maree, venti, correnti litoranee e il progressivo innalzamento del livello del mare portarono ad una graduale trasformazione da continente a laguna, accentuato dalla deviazione dei fiumi da parte dell’uomo, portati a sfociare in altri punti della costa.

Venezia comincia a vedere la sua popolazione crescere in seguito alle invasioni barbariche che si susseguono dal V secolo. I fuggiaschi trovavano nella città lagunare protezione fornita dall’Impero Bizantino, presente nel territorio in diverse forme amministrative.

Il crescente sviluppo economico e la lontananza dalla capitale Costantinopoli furono le circostanze che permisero di raggiungere l’autonomia amministrativa che ha portato alla nascita della Repubblica di Venezia, la Serenissima.
In breve tempo Venezia conquista l’egemonia politica e militare nel Mare Adriatico e in tutto il Mediterraneo, diventando il principale porto marittimo e centro di scambi.

Subito dopo la Serenissima raggiungerà il suo massimo splendore.

“E pur se queste lagune si colmano via via, e dalle paludi salgono perfidi miasmi, se il commercio langue e la potenza della Repubblica declina, nondimeno la sua struttura grandiosa e il suo carattere non cesseranno un istante di apparire all’osservatore degni di venerazione.”
– Johann Wolfgang Goethe

Fonti
https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Venezia
http://www.viagginellastoria.it/archeoletture/luoghi/1940venezia.htm
https://evenice.it/blog/info/compleanno-di-venezia.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Martino_Canal
https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_Repubblica_di_Venezia
https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_di_Venezia

29 Ottobre: un normale giorno di acqua alta straordinaria

Vedete queste persone? Le vedete bene? Ecco.
Questi sono degli idioti.

Queste persone sono state fotografate l’11 novembre 2012 in Piazza San Marco, quando l’acqua alta a Venezia ha raggiunto i 140 centimetri. Queste persone fanno parte della stragrande maggioranza dei turisti che ogni anno visitano Venezia pensando che non sia una città con i suoi problemi, i suoi abitanti, i suoi drammi, ma un parco divertimenti in cui tutto è “finto”, tutto è divertente e tutto è lecito perché -come spesso si sente dire- “io pago per stare qui”.

Un’altra considerazione: questi idioti stanno facendo il bagno in un’acqua sporca, perché forse non lo sapete ma parte delle fogne di Venezia scaricano nei canali… e vi assicuro che quell’acqua puzza come poche cose al mondo!

Questo articolo non vuole essere polemico, vuole essere semplicemente la cronaca di cosa è successo dal mio punto di vista il 29 ottobre 2018, quando l’acqua a Venezia ha raggiunto i 160 centimetri (20 centimetri più alta della foto sopra). E voglio in qualche modo informare le persone su alcuni aspetti dell’acqua alta che forse non conoscono o a cui non hanno mai pensato.
E vorrei cercare di far capire a molti che magari non lo sanno, o che magari non ci hanno mai pensato, che per la maggior parte delle persone che vive e soprattutto lavora a Venezia, un’acqua alta di queste proporzioni è un vero e proprio dramma.

Per questo vedere turisti che si divertono a fare foto come quella che ho pubblicato sopra fa rabbia, perché è un’inconsapevole presa in giro delle persone che subiscono gravi danni, economici e perfino psicologici.
Per esempio: mentre avevo il negozio completamente allagato e cercavo disperatamente di salvare il possibile, fuori c’erano persone che passavano e volevano fare delle foto a me e al negozio sommerso.
Questi non li considero turisti, questi sono sciacalli.
Perché vi assicuro che vedere il proprio laboratorio, il proprio negozio, la propria abitazione invasi dall’acqua non fa certo piacere.
Io personalmente mi sono sentita persa quando ho visto che tutte le misure che avevo preso per contrastare questo fenomeno erano state vane.

Ma andiamo con ordine.

L’allarme acqua alta era cominciato diversi giorni prima, quando il servizio di previsioni maree aveva annunciato un’acqua alta molto sostenuta per il giorno 28 nel pomeriggio. Il giorno prima quindi ho provveduto ad alzare tutti i materiali che solitamente sono appoggiati al pavimento e quelli che erano a un livello più basso.
Bisogna tenere conto di una cosa: io ho due paratie (una per la porta davanti e una per la porta che dà sul cortile dietro) e una pompa che “sputa” fuori l’acqua quando raggiunge un certo livello e che per le acque alte “normali” mi consente di stare relativamente tranquilla. Il problema però è che dopo una certa misura (attorno ai 115 centimetri, quindi praticamente ogni volta che c’è acqua alta) l’acqua alta comincia a salire dal pavimento..! Ad ogni modo, per acque alte così ci sono solo molti fastidi ma non veri e propri danni.

Qui di seguito c’è la foto-storia di quello che è successo quel giorno.

Il giorno prima ho preparato tutto: ho sollevato tutto per proteggere i materiali.

29 Ottobre: l’acqua comincia a salire…

Il livello dell’acqua supera la vetrina e si avvicina pericolosamente al bordo della paratia. L’acqua comincia a salire anche dal pavimento.

A questo punto siamo davvero troppo vicino, il vento di scirocco continua a soffiare ed è un attimo: l’acqua passa la paratia, entra in studio e invade tutto. La paratia non serve più, la pompa non serve più: non c’è più differenza tra interno ed esterno. Le cose a un livello inferiore iniziano a galleggiare e girano per il negozio.

Anche il cortile retrostante è inondato, sommergendo e rovinando le mie amate piante che avevo inutilmente posto sopra alcuni rialzi di legno.

La marea di solito cresce per 6 ore e poi cala per le successive 6 ore. Questa volta, a causa delle avverse condizioni atmosferiche (soprattutto il forte vento di scirocco), la marea è diminuita molto poco, tanto che il minimo è stato di circa 130 centimetri. E la sera l’acqua è tornata di nuovo alta. Per fortuna poi, dopo la mezzanotte, il vento ha perso forza e l’acqua ha cominciato a scendere, lasciando dietro di sé solo sporcizia e un pessimo odore (….e pensate che c’è chi ci fa il bagno!).

Il cortile dietro era un disastro

Ci sono voluti quasi tre giorni per pulire, disinfettare e asciugare tutto. Un lavoro molto duro, e mi rendo conto che io sono molto fortunata perché non ho subito gravi danni. Ci sono molti commercianti e artigiani con macchinari elettrici che hanno subito danni irreparabili, danni economici e che ora devono ricominciare da capo investendo denaro: quest’acqua alta non è divertente, è una disgrazia.

Questa mia testimonianza non vuole essere assolutamente un modo per “piangersi addosso” o autocelebrarsi: voglio solo cercare di far capire a chi non conosce il fenomeno dell’acqua alta cosa c’è veramente dietro qualcosa che a molti può sembrare divertente, ma che in realtà comporta solo danni e giornate di duro lavoro.

Colgo l’occasione per salutare tutti voi che forse avete imparato qualcosa da questo articolo e tutti gli artigiani di Venezia che non si arrendono.

Arianna

PS: Per portare fuori Bic, il mio cane che mi fa sempre compagnia in studio, a fare i suoi “bisogni” serali ho dovuto prenderlo in braccio e trovare un posto abbastanza alto in cui potesse camminare e non nuotare… un’impresa! E anche lui non era molto contento… 🙂

Toponomastica veneziana: Campi, Campielli, Corti

Se a Venezia non ci sono strade ma calli (a parte poche eccezioni, come abbiamo imparato leggendo questo articolo), lo stesso discorso vale per le piazze: se sentite parlare di “piazza”, non potrete che riferirvi a Piazza San Marco, l’unica e sola Piazza di Venezia.
Tutte le altre zone della viabilità che nel resto del mondo si chiamano piazze, a Venezia sono Campi.
Il campo, come si deduce dal termine, in antichità era ricoperto d’erba ed adibito alla coltivazione, con orti e alberi da frutto, oppure vi si potevano trovare pecore o cavalli al pascolo.
Solo più recentemente i campi sono stati lastricati, ma esiste ancora una testimonianza di come dovevano apparire i campi ai tempi della Serenissima, per vederla basta visitare il campo di San Pietro di Castello, con i suoi prati e alberi.

 

San Pietro di Castello

 

Il significato sociale del campo è sempre stato molto forte, essendo Venezia una città policentrica, costruita su numerose isole che vivevano una vita a sè stante.
Lo spazio aperto attorniato da case era un luogo di ritrovo per gli abitanti, dove si svolgeva il mercato e affacciavano le botteghe artigiane.
Nel campo affacciava sempre una chiesa, con annesso cimitero; la funzione del campo come luogo di sepoltura è ancora indicata in alcuni casi con la presenza di un area sopraelevata di più di un metro rispetto alla normale viabilità (Napoleone ha poi vietato la pratica della tumulazione nei campi, spostando il cimitero nell’attuale isola di San Michele).

 

Campo San Trovato e il suo ex cimitero

 

Nei campi più grandi si svolgevano anche processioni e manifestazioni religiose, oltre a tornei e discorsi pubblici.

Anche in tempi molto più recenti, il campo è stato (ed è tuttora, anche se lo spopolamento di Venezia fa sentire drammaticamente i suoi effetti) il luogo di ritrovo dei bambini che giocavano soprattutto a calcio o ai giochi più diversi, come il salto della corda o andare sui pattini.

 

Campo dei Gesuiti con bambini che giocano a calcio

 

Altra figura immancabile in ogni campo era il pozzo, unica fonte di approvvigionamento idrico della città, prima della costruzione dell’acquedotto.
Fortunatamente si possono tuttora ammirare i numerosissimi pozzi con le loro vere da pozzo finemente lavorate, anche se inutilizzati (sul funzionamento dei pozzi leggi questo articolo).
I campi devono il loro nome spesso a chiese che vi sorgono (o sorgevano), ma anche a famiglie importanti che vi risiedevano o a mestieri che in antichità vi venivano svolti.

 

Quando il campo è di dimensioni ridotte si parla di Campiello, spesso solo uno slargo della calle o un appendice di un campo pi grande, è solitamente privo di pozzo e attorniato da case.

Nel campiello la vita sociale era ancora più tipica, perché di fatto formava il centro di un micro quartiere, dove si intesseva il tessuto sociale della città, con i pettegolezzi, i litigi e il chiacchiericcio popolare di una città viva e affollata. Carlo Goldoni nella sua commedia “Il campiello” racconta proprio queste abitudini.
L’importanza del campiello è testimoniata anche dal nome dato all’importante premio letterario Il campiello, uno dei più prestigiosi e conosciuti premi letterari italiani.

 

Campiello

 

Ancora più piccolo del campiello è la Corte, che solitamente ha una sola entrata attraverso un sottoportico o una calle a volte munita di cancello. Di fatto la corte era considerata un estensione della casa, dove si potevano trovare le donne di casa che, durante la bella stagione, sedute di fianco alla loro porta, svolgevano attività casalinghe come la pulizia di pesce e verdure, il cucito e il ricamo, e la pratica dell’infilare perline in un filo per la fabbricazione di collane, attività tipica che in dialetto viene chiamata “impiraperle”.

Corte

 

Fonti

https://venicewiki.org/wiki/Campo
https://www.innvenice.com/Toponomastica-Venezia.htm
https://venipedia.it/it/campi
https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_(Venezia)
https://it.wikipedia.org/wiki/Campiello
https://it.wikipedia.org/wiki/Corte_(Venezia)

Toponomastica Veneziana: Calle, Calle Larga, Salizada, Rio terà, Ramo, Sotoportego

A Venezia ogni cosa è diversa dal resto del mondo ed ha un nome particolare che la caratterizza.

Nemmeno le strade riescono ad essere semplici vie per trasportare persone e cose ma sono occasioni per vedere ad ogni passo dei luoghi magnifici. 

Se a Venezia cercherete una strada, troverete solo Strada Nova, situata nel sestiere di Cannaregio, vera e propria arteria cittadina.

Con Strada Nova viene comunemente indicato il lungo percorso formato da una lunga serie di calli spaziose che va dalla ferrovia a campo Ss. Apostoli, mentre solo una parte di esso è in realtà la Strada Nova.

La sua costruzione comincia ad inizio ‘800 e si protrae per quasi tutto il secolo, in varie sessioni di demolizioni delle costruzioni che si trovavano nel suo attuale percorso, trasformando una strada lunga e tortuosa in una spaziosa e disseminata di negozi.

Strada Nova

 

Le altre vie a Venezia sono chiamate “Calli”, dal latino callis, che significa sentiero.

Le calli possono essere molto strette oppure larghe, le “Calli Larghe”, possono essere cieche e chiamarsi “Rami”, quando portano ad un campo senza sbocco o direttamente ad un abitazione.

Calle

 

Le “Salizade” sono le calli che in antichità erano più importanti, e che per questo sono state pavimentate per prime con i masegni, mentre le altre erano pavimentate con mattoni in cotto posti a spina di pesce (come tuttora il campo davanti alla Chiesa della Madonna dell’Orto), oppure erano in terra battuta.

 

 

Salizada

Madonna dell’Orto

I masegni sono le classiche pietre grigie che dalla prima metà del ‘700 fino al giorno d’oggi ricoprono per la quasi totalità il suolo pubblico veneziano.

Questa pavimentazione è composta da lastre di trachite, una pietra di origine vulcanica estratta nelle cave della zona dei Colli Euganei, in provincia di Padova.

Masegni

 

Un altra tipologia di strada a Venezia è la “Ruga”(dal rue francese), quando la calle è particolarmente importante per le attività commerciali che vi si sono installate numerose fino dall’antichità.

Ruga

 

A volte la necessità di creare spazi per le strade portava all’interramento di canali, facendoli diventare “Rio Terà” (canale interrato), dove spesso scorre tuttora l’acqua del canale sotto la pavimentazione stradale.

Rio Terà

Spesso il bisogno di costruire abitazioni costringeva ad ampliare le case al di sopra della strada, questo è il caso dei “Sotoporteghi” (sottoportici), calli coperte, spesso buie, dove si può vedere il classico soffitto a travi in legno che ogni abitazione veneziana può vantare.

Sotoportego

 

Oltre alla tipologia di strade, anche i nomi propri di queste sono particolari e varie: spesso si riferiscono alla vicinanza antica o attuale ad un convento o una chiesa o a mestieri che venivano praticati in modo concentrato, oppure prendono nome da qualche personaggio famoso che abitava in zona, ma anche da persone comuni che per qualche motivo avevano acquistato fama locale.

Se non vi fosse bastata la difficoltà nel districarsi con le differenze tra le varie tipologie di strade veneziane, a volte sottili per chi non è abituato a confrontarsi con esse ogni giorno, aggiungo per finire che può capitare spesso che il nome di una calle si ripeta in zone completamente diverse della città, portando il visitatore distratto o superficiale a perdere inesorabilmente la propria strada.

 

Fonti

https://it.wikipedia.org/wiki/Strada_Nova

https://it.wikipedia.org/wiki/Calle

http://alloggibarbaria.blogspot.it/2009/11/masegni.html

https://www.innvenice.com/Toponomastica-Venezia.htm

La Fondamenta veneziana

Venezia è una città particolare e unica, come i nomi delle parti che la compongono sono diversi da qualunque altra città al mondo.

A Venezia c’è solo una strada, la “Strada Nova” e solo una piazza, “Piazza San Marco”.

Camminando per Venezia le uniche indicazioni stradali che potete trovare sono i nizioleti (termine veneziano che significa lenzuolino).

I nizioleti sono delle pitture parietali dipinte direttamente sull’intonaco dei palazzi, ed indicano nomi, direzioni e numeri civici.

L’aspetto di queste atipiche indicazioni stradali è inconfondibile: si presentano come riquadri bianchi (da qua il riferimento al piccolo lenzuolo) bordati di nero recanti all’interno lettere, numeri e frecce dipinte a mano in nero tramite l’uso di stampi.

 

Una parola che troverete spesso sarà FondamentaFondamente.

La Fondamenta è la strada che si affaccia sull’acqua, proprio come quella che io sto guardando ora dal mio laboratorio.

Ci possono essere diversi tipi di fondamenta, ma tutte presenteranno qualche riva, l’approdo per le barche, con dei gradini in pietra d’Istria che scendono nel canale e che solitamente sono ricoperti da alghe scivolose che catturano i turisti ignari e li trasportano in acqua.

Alcune fondamenta presentano dei parapetti in ferro battuto, intervallati da colonnine in metallo o pietra d’Istria, mentre altre presentano parapetti in muratura coperti da pietra.

Alcune fondamenta sono completamente sprovviste di parapetti e presentano solo una striscia di pietra d’Istria lungo il bordo che costeggia i canale.

Ci sono fondamenta particolarmente ampie e lunghe come quella delle Zattere, che costeggia tutto il Canale della Giudecca.

Altre fondamenta non sono molto larghe ma sono molto lunghe e vi si affacciano molte attivià commerciali, come la Fondamenta della Misericordia che ho voluto raffigurare in una mia incisione e che prosegue cambiano nome nella Fondamenta dei Ormesini, dove si trova il mio studio.

 

La fondamenta ha il fascino particolare di rappresentare l’unione tra terra e acqua, in una città che vive in bilico tra questi due elementi e che riesce a prendere il meglio da entrambi trasformandoli in una magia unica.

Fonti

https://it.wikipedia.org/wiki/Fondamenta_(Venezia)

http://www.venezia.travel/blog-eventi/curiosita/le-fondamente-o-fondamenta-di-venezia-cosa-sono.html

https://www.magicoveneto.it/Venezia/Venezia/Conoscere-Venezia-Salizada-Calle-Ramo-Ruga-Piscina-Fondamenta-Riva.htm

http://www.myveniceapartment.com/it/venezia-calle-fondamenta-rio-e-salizada/

https://it.wikipedia.org/wiki/Nizioleto

Bicentenario delle Gallerie dell’Accademia – Canova, Hayez, Cicognara

L’anno appena passato ha visto la celebrazione del bicentenario delle Gallerie dell’Accademia, uno dei maggiori musei veneziani, che raccoglie la migliore collezione di arte veneziana e veneta, soprattutto legata ai dipinti del periodo che va dal XIV al XVII secolo.

Le Gallerie nascono nel 1817, un momento speciale nella storia artistica di Venezia, che segna il risveglio culturale della città, ritrovando l’antica gloria e arrestando il declino seguito dalla caduta della Serenissima.

Tra i maggiori artisti rappresentati all’ Accademia figurano Tintoretto, Tiziano, Canaletto, Giorgione, Giovanni Bellini, Vittore Carpaccio e Veronese.

Oltre alle opere pittoriche, nella Gallerie si possono osservare anche sculture e disegni, tra i quali il celebre Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, che viene esposto solo in occasioni particolari.

La mostra, che sarà visitabile fino al 2 aprile del 2018, celebra gli anni cruciali del rilancio culturale, cominciati nel 1815 col ritorno da Parigi dei quattro cavalli di San Marco e del leone della colonna sul molo di san Marco, opere simbolo di Venezia sottratte nel 1798 dall’esercito di Napoleone, e finisce con la morte di Canova nel 1822 a Venezia.

Sono tre i personaggi chiave attorno a cui ruota la mostra: Cicognara, Canova and Hayez.

 

Il conte Leopoldo Cicognara, (Ferrara 1767 – Venezia 1834) intellettuale, storico dell’arte e biografo, impegnato nella salvaguardia e valorizzazione del passato e allo stesso tempo nel sostegno all’arte contemporanea di quegli anni.

Fu presidente dell’Accademia di Belle Arti dal 1808, dove ebbe risultati importanti nell’aumento del numero dei professori, nell’istituzione di premi per gli studenti e nel miglioramento dei corsi di studi.

Fu anche il creatore della Galleria per l’esposizione delle pitture veneziane che celebra ora i 200 anni di vita.

 

 

 

Antonio Canova, (Possagno 1757 – Venezia 1822) celebre scultore ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo europeo in scultura ed incaricato del recupero delle opere d’arte rubate da Napoleone durante l’occupazione.

Fu molto apprezzato anche durante il Romanticismo, specialmente in Italia, dove fu in grado di accendere l’orgoglio nazionale durante l’epopea risorgimentale, al punto da essere ritenuto il genio tutelare della nazione.

 

 

 

 

Francesco Hayez, (Venezia 1791 – Milano 1882)

pittore veneziano innovatore e poliedrico, maggiore esponete in Italia della corrente romantica, lasciò un segno indelebile nella storia dell’arte italiana grazie alle sue opere, molte delle quali contengono un messaggio politico risorgimentale nascosto.

Cicognara, in un epistola inoltrata all’amico Canova nel 1812, scriveva di come ambisse a vedere Hayez diventare interprete delle ispirazioni nazionali, in grado di dare nuova linfa alla grande pittura italiana.

 

 

 

La mostra attuale è articolata in dieci sezioni tematiche, tra cui spicca la riunione della serie di manufatti inviati nel 1818 alla corte di Vienna per il matrimonio dell’imperatore Francesco I, noti come l’”Omaggio delle Provincie Venete”, che ritornano a Venezia per la prima volta dopo duecento anni.

All’interno dell’esposizione anche dipinti, gruppi scultorei, due are e altrettanti grandi vasi di marmo, un tavolo realizzato in bronzo e legno con il piano ricoperto da pregiati vetri di Murano e preziose rilegature rappresentanti della più alta produzione artistica del Neoclassicismo veneto.

Nel percorso di visita è esposta anche la Musa Polimnia di Canova, ultimata nel 1816, che vanta una storia a dir poco rocambolesca, che viene raccontata per la prima volta in questa occasione.

Nel 1898, dopo la morte dell’imperatrice Elisabetta d’Austria, la scultura passa nella collezione della nipote, l’Arciduchessa Elisabetta Maria d’Austria, figlia di Rodolfo d’Asburgo-Lorena.

Nel 1942, dopo 2 anni di trattative e l’esborso di una cifra esorbitante, la Musa Polimnia diventa proprietà di Adolf Hitler, che la vuole per il suo Fuhrermuseum di Linz.

Ritrovata dagli Americani nel 1942 in un castello, viene trasferita a Monaco, in Germania.

Solo nel 1964 la statua fa ritorno ad Hofburg, nelle stesse sale che l’avevano ospitata sino al 1929, per poi trasferirsi per qualche mese nei saloni delle Gallerie dell’Accademia a Venezia.

 

 

Fonti:

http://www.veneziatoday.it/eventi/canova-hayez-cicognara-gallerie-accademia-venezia.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Gallerie_dell%27Accademia

http://www.gallerieaccademia.it/canova-hayez-cicognara-lultima-gloria-di-venezia-0

http://www.mostrabicentenariogallerie.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Canova

https://it.wikipedia.org/wiki/Leopoldo_Cicognara

https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Hayez

http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=54874&IDCategoria=264

David Hockney a Ca’ Pesaro

Si avvicina la fine di una bellissima mostra a Ca’ Pesaro, il grandioso palazzo della seconda metà del XVII secolo, sede della Galleria Internazionale d’Arte Moderna.

La mostra di David Hockney, esposta dal 24 giugno al 22 ottobre, è la prima grande mostra italiana dedicata al maestro dell’arte contemporanea ed ha portato per la prima volta nel nostro Paese il suo più recente progetto: 82 ritratti e una natura morta.

David Hockney nasce il 9 luglio del 1937 a Bradford, una cittadina industriale inglese del West Yorkshire, e frequenta il Royal College of Art di Londra dopo la formazione alla Bradford School of Art.

Nel 1960 espone alla storica mostra londinese Young Contemporaries alla Whitechapel Art Gallery, esposizione che segna la nascita della pop art britannica, di cui David diventa uno dei principali esponenti.

Al 1961 risale il suo primo viaggio negli Stati Uniti, a New York, e poi nel 1964 a Los Angeles, città che lo ispirerà con la sua abbagliante luce californiana e di cui diventerà interprete traducendo l’atmosfera della vita americana in opere divenute famosissime.


Il suo lavoro dagli inizi ad oggi vede l’elemento figurativo come assoluto protagonista, dal ritratto al paesaggio, tramite l’uso di tecniche artistiche tradizionali e nuovi media.

David spazia tra disegno a pastello, incisioni, dipinti ad olio, collage fotografici, fino ai disegni su iPad, ritraendo la vita che lo attornia, e lavora anche a svariate scenografie sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. Le sue opera lo portano a diventare uno degli artisti più noti e importanti del ventesimo secolo e, da qualche decennio, l’artista britannico più noto.

Segnalo una citazione al suo famoso quadro “Portrait of an Artist (Pool with two figures)” in una delle mie serie Netflix preferite: nello studio di Bojack Horseman, in versione cavallo.

Nella mostra in corso a Ca’ Pesaro vediamo gli 82 ritratti prodotti tra il 2013 e il 2016, che raffigurano galleristi, curatori, artisti e volti celebri di Los Angeles, ma anche familiari e amici.

Ogni ritratto viene eseguito nelle stesse condizioni: il tempo di realizzazione è di tre giorni (o come dice l’artista, “venti ore di esposizione”), con il soggetto seduto su una sedia posta su una pedana con alle spalle uno sfondo neutro a due toni, a riprova che, nel limite di queste leggi rigide di rappresentazione, la grandezza del maestro si misura nella sua capacità di esprimere un’infinita gamma di temperamenti umani.

 

Fonti

http://www.veneziatoday.it/eventi/location/ca-pesaro/
http://www.veneziatoday.it/eventi/mostra-david-hockney-ca-pesaro.html
http://capesaro.visitmuve.it/it/mostre/mostre-in-corso/david-hockney/2017/03/18600/82-ritratti-e-1-natura-morta/
https://it.wikipedia.org/wiki/David_Hockney
http://www.ilpost.it/2017/07/09/david-hockney/

Vere da pozzo

Venezia è senza dubbio uno spettacolo unico, una sinfonia di tesori, monumenti, palazzi, scorci, storia, poesia e molte altre cose ancora, e a volte si resta abbagliati da tutta questa bellezza che non ci si rende conto che proprio davanti agli occhi ci sono degli spettacoli di architettura, di arte ma anche di ingegneria che passano quasi inosservati. E’ questo il caso delle vere da pozzo, veri e propri gioielli d’arte e soprattutto dell’ingegno tipicamente veneziano che hanno contribuito a rendere così potente la Serenissima.

Può sembrare strano che una città attraversata e circondata da così tanta acqua abbia sempre avuto problemi per l’approvvigionamento idrico.

Marin Sanudo, storico e cronista veneziano, intorno ai primi anni del 1500 scriveva “Venezia è in acqua et non ha acqua” (“Venezia è in acqua ma senza acqua”).

A causa della sua conformazione geologica, le uniche aree dove erano presenti delle ricche vene d’acqua dolce erano i lidi, dove sono stati trovati dei pozzi naturali, formatisi dall’accumularsi dell’acqua piovana filtrata e depurata dalla sabbia.

Il ritrovamento di questi pozzi potrebbe aver influenzato il metodo costruttivo dei pozzi, perché solo a Venezia si usarono strati di sabbia per filtrare e rendere potabile l’acqua piovana.

Già nell’Alto Medioevo i cittadini avviarono la costruzione di cisterne sotterranee, mentre il governo incoraggiava e promuoveva la realizzazione di impianti idrici.

La soluzione ai problemi idrici di una popolazione sempre in crescita alla fine fu trovata grazie alla realizzazione dei “pozzi alla veneziana”.

 

Photo by Wolfgang Moroder

Queste strutture fungevano sia da cisterna per l’acqua dolce, che veniva portata dai fiumi Brenta e Sile (compito della “Corporazione degli Acquaioli” fondata nel 1386), che per la depurazione dell’acqua piovana.

Una volta individuata la posizione migliore per la costruzione del pozzo si procedeva con l’esecuzione dello scavo, solitamente non più profondo di 5 metri sotto il livello del mare, a volte sopraelevando un intero campo, per raggiungere la profondità necessaria e per evitare che l’acqua salmastra della laguna entrasse nella cisterna in conseguenza all’alzarsi della marea.

Le pareti e il fondo della cisterna sotterranea venivano ricoperte da uno strato di argilla che la rendeva impermeabile ad eventuali infiltrazioni di acqua salmastra dal sottosuolo.

L’argilla veniva poi ricoperta con strati di sabbia pulita, di diversa finezza, che veniva costantemente bagnata, e che aveva i compito di filtrare l’acqua piovana.

L’acqua piovana veniva raccolta all’interno del pozzo attraverso due o quattro tombini in pietra d’Istria, detti “pilelle”, che venivano disposti in maniera simmetrica rispetto alla canna del pozzo.

In certi pozzi il perimetro della cisterna sottostante veniva segnalato in superficie da una cornice in pietra d’Istria tuttora visibile

 

Al di sotto delle “pilelle” venivano costruite delle strutture in mattoni dalla forma di campane aperte sul fondo, per convogliare più acqua possibile, mentre la pavimentazione soprastante era leggermente sopraelevata attorno ai tombini, per aiutare il defluire dell’acqua grazie alla forza di gravità.

Sul fondo della cisterna, al centro dello scavo, veniva posta una lastra di pietra d’Istria su cui si costruiva la canna del pozzo in mattoni speciali, detti “pozzali”, che consentivano all’acqua piovana filtrata di entrare nella canna.

Nella sommità della canna, solitamente sopraelevata da uno o due gradini, veniva posta la vera da pozzo, l’unica parte della struttura esterna alla pavimentazione.

 

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Solitamente le vere da pozzo erano costruite in pietra d’Istria e calcare veronese, anche se in alcuni casi, nei pozzi più antichi, erano ricavate da grandi capitelli provenienti da costruzioni di epoca romana.

Col tempo e con l’evolversi del gusto architettonico le vere da pozzo sono diventate dei veri e propri elementi ornamentali, con moltissime forme e decorazioni diverse.

La costruzione di un pozzo era sicuramente un lavoro economicamente molto impegnativo, a causa della complessità del procedimento, e la Repubblica incoraggiava le famiglie nobili a donare un pozzo alla città, dando lustro alla casata. Per questo motivo moltissimi pozzi riportano stemmi nobiliari, iscrizioni e bassorilievi relativi alla famiglia che si era fatta carico della costruzione.

L’ubicazione dei pozzi poteva essere molto varia: dal campo al chiuso delle case, in corti private o in chiostri.

La manutenzione era necessaria, affinché il pozzo si mantenesse sempre in ordine e salubre, ed era la Repubblica che si occupava di questo, assicurando un assidua sorveglianza da parte dei fanti dei Provveditori alle Acque.

Dovevano effettuare controlli anche i parroci e i capi contrada, ai quali era affidata la custodia delle chiavi delle cisterne, che venivano aperte due volte al giorno (mattina e sera) al suono della “campana dei pozzi”.

Secondo una statistica redatta dall’Ufficio tecnico comunale del 1 dicembre 1858, a quel tempo erano presenti 6046 pozzi privati, 180 pubblici, oltre a 556 già interrati.

Nel XlX secolo, con la costruzione dell’acquedotto cittadino, l’impiego dei pozzi venne progressivamente abbandonato e i pozzi vennero chiusi alla sommità con coperture in metallo o cemento per motivi di sicurezza.

Ad oggi i pozzi ancora presenti sono 600 e svolgono una funzione puramente estetica, in una città che in passato ha sempre saputo migliorarsi attraverso le difficoltà, grazie all’ingegno e alla buona volontà dei suoi abitanti.

 

 

Fonti

A. Penso, I Pozzi, in ArcheoVenezia del 4 dicembre 1995
http://venezia.myblog.it/2016/01/20/le-vere-pozzo-venezia-straordinario-sistema-idrico-ornamento-della-serenissima/
https://it.wikipedia.org/wiki/Pozzo_(Venezia)
https://it.wikipedia.org/wiki/Vera_da_pozzo
http://veredapozzo.com
https://venicewiki.org/wiki/Vere_da_pozzo

La Regata Storica di Venezia e Caterina Cornaro: la forza di una donna

Domenica 3 settembre si  svolgerà -come ogni anno la prima domenica di settembre- la Regata Storica di Venezia, che vedrà il suo clou nella bellissima regata dei gondolini, gara affascinante, ricca di tradizione e anche di accese e storiche rivalità.

Prima delle gare ufficiali, ci sarà il bellissimo corteo storico che vuole rievocare un particolare episodio della storia della Serenissima: il trionfale ritorno di Caterina Cornaro da Cipro a Venezia avvenuto nel 1489

Ma chi era Caterina Cornaro, e perché viene celebrata questa ricorrenza? Qual è la sua storia?
La storia di Caterina è di fatto la storia di una donna forte, coraggiosa e molto amata, che intreccia sentimenti e intrighi politici.

Caterina Cornaro (in veneziano il cognome è Corner), apparteneva ad una delle più potenti famiglie veneziane. Nacque il 25 novembre 1454 a Venezia e trascorse la sua infanzia prima nel palazzo di famiglia sul Canal Grande e in seguito in un monastero presso Padova.

A 14 anni sposò per procura Giacomo II di Lusignano, re di Cipro e di Armenia. Il matrimonio era stato proposto dallo zio paterno Andrea Corner, esiliato nell’isola di Cipro dalla Repubblica di Venezia.

Inutile dire che si trattava del classico matrimonio di interessi, che in questo caso erano molteplici: i Corner potevano meglio amministrare i propri possedimenti nell’isola, Venezia poteva estendere la sua influenza su Cipro e consolidare il proprio controllo sul Mediterraneo, e infine Cipro trovava in questo modo un potente alleato nella lotta contro i genovesi che avevano pretese su Famagosta e contro la minaccia turca.

A dire il vero Giacomo II ritardò il suo impegno di matrimonio, perché cercava di avvicinarsi in tutti i modi al Regno di Napoli, da sempre nemico di Venezia; tuttavia le insistenze dei veneziani e soprattutto l’avanzata ottomana lo convinsero a rispettare i patti e nel 1469 concluse un’alleanza con cui Cipro veniva posto sotto la protezione della Repubblica.

Ed è così che nel 1472 Caterina lasciò Venezia a bordo del Bucintoro per giungere nella sua nuova residenza a Nicosia, dove si sposò e venne incoronata regina.

Meno di un anno dopo, in luglio, Giacomo moriva improvvisamente, lasciando Caterina in attesa del loro figlio, Giacomo III che sarebbe nato il mese successivo.

Nel frattempo la regina era stata esclusa dal trono che venne affidato ad un collegio di “commissari”. Fu molto difficile per Caterina riuscire a veder riconosciuto il suo titolo di Regina di Cipro, ma lei resistette e restò fino a quando la flotta veneziana raggiunse l’isola e ristabilì l’ordine.

Dal 28 marzo 1474, la Repubblica di Venezia affiancò a Caterina un provveditore e due consiglieri, allontanando dall’isola alcuni uomini di fiducia della donna

Caterina tuttavia era una donna sola, e la morte prematura del piccolo Giacomo III non fece che aumentare la sua solitudine, tanto che cadde in depressione. Fu così raggiunta dal padre che la aiutò a superare la sua malattia e a migliorare i suoi rapporti con Venezia, ottenendo con il tempo più libertà.

Ci furono due congiure da parte di nobili catalani che tentarono di rovesciare il regno di Caterina, represse dalla Repubblica di Venezia.

Tuttavia, dopo il secondo tentativo, la Serenissima cominciò a fare pressioni perché Caterina tornasse in patria e cedesse il regno a Venezia, in cambio di prerogative reali.

Caterina non accettò, ma dovette infine cedere in seguito all’intercessione del fratello Giorgio Cornaro: il 26 febbraio 1489, vestita di nero, dovette così a malincuore lasciare per sempre l’isola e rientrare in patria, donando l’isola a Venezia.

Il 6 giugno 1489, seduta sul Bucintoro accanto al doge Agostino Barbarigo, Caterina fa il suo ingresso trionfale a Venezia, che accolse la sua “figlia” con grandissimo affetto: fu nominata domina Aceli (signora di Asolo), conservando il titolo e il rango di regina.

Il corteo storico della Regata vuole ricordare proprio questo episodio: l’abbraccio della città a una donna forte e sfortunata, che ha sempre conservato la sua integrità e la sua dignità in modo esemplare.

Durante il regno di Caterina, la corte di Asolo divenne famosa per accogliere artisti e letterati famosi. Tuttavia la sua vita nel castello di Asolo non fu meno tormentata: nel 1509 dovette scappare per ben due volte di fronte all’avanzata delle truppe asburgiche, rifugiandosi a Venezia, la sua città, dove morì nel 1510.

Si dice che la folla che voleva partecipare al funerale fosse talmente numerosa che si dovette costruire un ponte di barche da Rialto a Santa Sofia per permettere un migliore deflusso.

Caterina tuttora riposa nella chiesa di San Salavador, a due passi dal Ponte di Rialto.

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