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Il Carnevale di Venezia

La celebrazione del carnevale deriva da festività molto antiche, quali le dionisiache greche e i saturnali romani, dove per un periodo di tempo limitato venivano meno gli obblighi sociali e le gerarchie.

Acqua alta a Venezia: cerchiamo di fare un po’ di chiarezza

Una piccola prefazione: scrivo questo articolo non per rispolverare nozioni studiate in geografia da tutti alle scuole primarie, ma per dare informazioni veritiere circa lo stato delle cose a Venezia.
Dopo le maree disastrose dello scorso novembre e quelle meno traumatiche ma non meno problematiche di dicembre, sono circolati articoli che hanno creato un clima di terrore verso chi aveva intenzione di venire a vedere di persona la città più bella del mondo, portando alla disdetta in massa di una considerevole porzione di futuri visitatori.

 

Se ad un veneziano ponete la vaga domanda: “E l’acqua?” la risposta che molto probabilmente avrete sarà: “Sei ore cresce, sei ore cala.”.
Il rapporto dei veneziani con la laguna e le sue maree è una questione che dura da centinaia di anni, ed è naturale come il respiro in un corpo vivo.

Piazza San Marco allagata, Vincernzo Chilone, 1825

Non altrettanto semplice (naturalmente) è per il turista capire questa semplice verità: per quanto la marea possa salire, per quanti danni e disastri, disagi e perdite possa portare, SEMPRE scenderà fatto il suo corso. Nel peggiore dei casi si possono avere due alte maree con una bassa marea in mezzo non molto bassa, che può portare all’avere acqua alta per una giornata, ma in via eccezionale.: trascorso il suo tempo l’acqua tornerà naturalmente a defluire verso il mare.

Anche nel caso della marea eccezionale di novembre (187 cm sul livello del mare), quando l’acqua è arrivata al suo massimo, (devo dire che era un massimo veramente ragguardevole, in negozio avevo 60 cm d’acqua all’interno ed un piccolo pesce che nuotava) la marea ha cominciato a defluire abbastanza velocemente, tanto che in qualche ora era del tutto scomparsa dalle strade.

In generale comunque la marea è una cosa buona, fa circolare l’acqua all’interno della laguna e porta vita, come il sangue all’interno delle vene. Può capitare che in determinati periodi ci sia la possibilità che l’acqua salga, e anche di molto come abbiamo visto, ma sarà sempre una situazione TEMPORANEA.
Le alte maree sono un fenomeno stagionale, che spesso si presenta in novembre e dicembre: non abbiate paura della marea, come non ne hanno i veneziani che da sempre ci convivono- l’acqua non vi ferirà e non vi annegherà (non cadete in canale però!).
Basterà munirsi di stivali di gomma e potrete quasi sempre girare per la città senza troppi problemi, godendovi una vista inusuale.

high water in Piazza San Marco

Nel caso in cui vi troviate a Venezia durante una mare a eccezionale trovate un posto riparato o restate nella vostra camera d’albergo per qualche ora, al caldo e al riparo non soffrirete di grosse privazioni, con acqua corrente ed elettricità non vi accorgerete nemmeno di quello che sta succedendo fuori.

Per quanto riguarda gli stivali, per favore non comprate quelli usa e getta venduti dai banchetti nella strada o dagli ambulanti, durano poco per quello che costano rischiando di lasciarvi con i piedi a mollo quando meno ve l’aspettate, e spesso la tentazione di abbandonarli dove capita è forte (per non parlare dei sacchetti della spazzatura che in tanti usano come effimera protezione).
Pensate che tutto quello che lasciate a terra durante un’alta marea verrà trascinato nei canali dal defluire dell’acqua. Da lì arriverà in laguna e poi in mare, ed in mare viaggerà per decenni (centinaia d’anni?) senza che nessuno si occupi di rimuoverlo inquinando per sempre il mare che è nostro e vostro e che continuiamo ad amare in tutte le sue forme, anche dopo che ci ha tolto tanto a causa dei suoi fenomeni più violenti, ma che ci dà sempre più di quello che ci toglie.

The sea

Venite a Venezia senza preoccupazioni, non ve ne pentirete.
Venezia non è ancora affondata!

 

Venice at the sunset

L’Ospedale Civile di San Giovanni e Paolo

L’Ospedale Civile di San Giovanni e Paolo era un tempo conosciuto come Scuola Grande di San Marco, ed è un edificio rinascimentale situato in campo dei santi Giovanni e Paolo, nel sestiere di Castello.

Il 25 Aprile: San Marco e il “bocolo”

A Venezia il 25 aprile la festa è una e una soltanto: la festa di San Marco evangelista, santo patrono della città.

La nascita di Venezia

Il 25 marzo Venezia festeggia il suo compleanno.

Secondo Martino Da Canal nella sua “Storia di Venezia” la data di nascita della città sarebbe il 25 marzo del 421. La data coincide con la consacrazione della chiesa di San Giacometto sulle rive dell’attuale Canal Grande che segna il primo insediamento a Venezia sulla Riva Alta (Rialto) secondo il Chronicon Altinate del XI secolo.

Nella realtà la città più bella del mondo una precisa data di nascita non ce l’ha, ma è frutto di continui spostamenti e cambiamenti.

Tornando molto indietro nel tempo non avremmo visto nessuna distesa di acqua incontaminata, come potremmo immaginare guardando la laguna, con le sue barene, i suoi isolotti e la sua pace.

Quello che avremmo potuto vedere era il predominio del continente nell’eterna lotta tra terra e mare.
I fiumi alpini, sfociando nell’odierna laguna, portavano continuamente detriti che creavano una distesa di terra ricoperta da boschi, intervallati da acquitrini d’acqua dolce e qualche breve dosso (dossum durum che darà nome a Dorsoduro, uno dei sestieri di Venezia, e dossum oliveti, che darà nome a Olivolo, l’odierno Castello, un altro sestiere di Venezia).


Un fiumicello d’acqua dolce, il rivus altus (Rialto) segnava l’odierno andamento del Canal Grande, sulle cui rive fin dalla preistoria sorgevano insediamenti umani, come anche nel territorio di Torcello.
Nel bacino di San Marco sorgeva invece una salina, con il pavimento in laterizi romani posto più di 3 metri sotto l’attuale livello della comune marea.

Secondo Tito Livio i fuggiaschi della guerra di Troia giunsero in cerca di rifugio sulla costa veneta ed Enea fondò Venezia nel 1107 a.C. Anche Martino da Canal descrive come i troiani fossero approdati nella zona di Olivolo e posto li il loro primo insediamento.

Uno dei primi centri costruiti era un porto chiamato Metamauco e risale all’epoca romana. Sorgeva in prossimità dell’odierna Malamocco, nel Lido di Venezia, e si trovava alla foce del fiume Medoacus Maior, l’attuale fiume Brenta.

La leggenda narra che fosse collocata in posizione più esterna verso il mare rispetto la Malamocco moderna. Un evento climatico catastrofico la fece sprofondare sotto il mare e si dice che, nei giorni di bel tempo si possano ancora vedere le sue mura sommerse e che le reti dei pescatori a volte restino imprigionate nella punta del campanile.

Durante gli ultimi due millenni l’attività di maree, venti, correnti litoranee e il progressivo innalzamento del livello del mare portarono ad una graduale trasformazione da continente a laguna, accentuato dalla deviazione dei fiumi da parte dell’uomo, portati a sfociare in altri punti della costa.

Venezia comincia a vedere la sua popolazione crescere in seguito alle invasioni barbariche che si susseguono dal V secolo. I fuggiaschi trovavano nella città lagunare protezione fornita dall’Impero Bizantino, presente nel territorio in diverse forme amministrative.

Il crescente sviluppo economico e la lontananza dalla capitale Costantinopoli furono le circostanze che permisero di raggiungere l’autonomia amministrativa che ha portato alla nascita della Repubblica di Venezia, la Serenissima.
In breve tempo Venezia conquista l’egemonia politica e militare nel Mare Adriatico e in tutto il Mediterraneo, diventando il principale porto marittimo e centro di scambi.

Subito dopo la Serenissima raggiungerà il suo massimo splendore.

“E pur se queste lagune si colmano via via, e dalle paludi salgono perfidi miasmi, se il commercio langue e la potenza della Repubblica declina, nondimeno la sua struttura grandiosa e il suo carattere non cesseranno un istante di apparire all’osservatore degni di venerazione.”
– Johann Wolfgang Goethe

Fonti
https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Venezia
http://www.viagginellastoria.it/archeoletture/luoghi/1940venezia.htm
https://evenice.it/blog/info/compleanno-di-venezia.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Martino_Canal
https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_Repubblica_di_Venezia
https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_di_Venezia

James Abbott McNeill Whistler: un autentico amante di Venezia

“Se l’uomo che dipinge solo l’albero o il fiore, o un’altra superficie che vede davanti a lui fosse un artista, il re degli artisti sarebbe il fotografo. E’ compito dell’artista fare qualcosa che va oltre.” James Abbott McNeill Whistler

James Abbott McNeill Whistler è stato un grande e famoso pittore statunitense, divenuto famoso per opere quali “Arrangiamento in grigio e nero n. 1” conosciuto anche come “La madre di Whistler”.

La madre di Whistler

Quello che meno persone conoscono invece è il suo genio nella produzione di incisioni calcografiche: Whistler è stato tra i più inventivi ed influenti incisori della storia, realizzando quasi 500 incisioni in cinque decenni. Si avvicina all’incisione nel 1857, a 23 anni, come giovane disegnatore dotato e appassionato, utilizzando la tecnica della calcografia per registrare e riprodurre schizzi veloci all’epoca in cui l’incisione veniva utilizzata come mera tecnica riproduttiva. Dal XVIII secolo infatti la stampa d’arte era diventata quasi esclusivamente un mezzo per riprodurre opere d’arte e ritratti, andando incontro ad una vera e propria industrializzazione. Proprio sul finire del XIX secolo, con la nascita e l’affermarsi della fotografia, l’incisione riesce a liberarsi della sua funzione utilitaristica, proprio grazie ad artisti quali Whistler, che ne riscoprono quella vitalità ed autonomia che la caratterizzavano agli inizi. Nei suoi primi anni di sperimentazione con questa tecnica lavora all’aperto, disegnando sul rame opportunamente preparato, per poi procedere alla morsura nella sua stanza, girando l’Alsazia-Lorena e la Renania. Nel 1859 si sposta a Londra, dove produce viste del Tamigi, restando fedele alla purezza del realismo disadorno ispirato alle stampe giapponesi. In quel periodo inizia anche a strofinare gli inchiostri in modo espressivo e a lavorare utilizzando la tecnica della puntasecca, preferendola all’acquaforte, per la produzione di ritratti e figure. Dal settembre 1879 Whistler si sposta a Venezia per produrre dodici acqueforti, su commissione della Fine Arts Society di Londra, che si aspettava il ritorno dell’artista dopo un soggiorno di tre mesi. L’artista invece si ferma nella città lagunare quattordici mesi e produce cinquanta acqueforti, oltre a cento pastelli, raggiungendo il suo apice creativo. Le vedute di canali minori, gli ingressi a palazzi, i riflessi danzanti nell’acqua e gli oscuri paesaggi evanescenti rappresentano luoghi conosciuti dalle persone del posto, lontani dagli itinerari turistici, appena prima che Venezia venisse svenduta alle masse.

Da sostenitore dell’”arte per il gusto dell’arte”, nella celebrazione della bellezza visiva,la sua opera è un lavoro onesto che mostra gli spazi più intimi di Venezia, mostrando allo spettatore la città attaverso gli occhi di un veneziano e contribuisce a ridisegnare la mappa della città lagunare. L’acquaforte ha offerto a Whistler l’opportunità di unire la velocità di esecuzione, disegnando rapidamente le idee sulla lastra, alla possibilità di perfezionarle e svilupparle attraverso molteplici stati, mettendo in luce la sua complessa estetica. Il suo lavoro, con un approccio così innovativo, non ha solo attirato seguaci e imitatori, ma ha influenzato l’intero mondo dell’arte.

“Ho imparato a conoscere una Venezia a Venezia che gli altri non sembrano aver mai percepito…”

James Abbott McNeill Whistler

Fonti https://www.frasicelebri.it/frasi-di/james-mcneill-whistler/ https://it.wikipedia.org/wiki/James_Abbott_McNeill_Whistler https://themitchellgallery.wordpress.com/2013/11/06/james-mcneill-whistler/ https://www.metmuseum.org/toah/hd/whet/hd_whet.htm https://news.virginia.edu/content/museum-opens-printmaking-venice-exhibit-inspired-whistler-s-art https://www.plumplumcreations.com/the-history-of-printmaking-part-2/

stupid people and high water in venice

29 Ottobre: un normale giorno di acqua alta straordinaria

Vedete queste persone? Le vedete bene? Ecco.
Questi sono degli idioti.

Queste persone sono state fotografate l’11 novembre 2012 in Piazza San Marco, quando l’acqua alta a Venezia ha raggiunto i 140 centimetri. Queste persone fanno parte della stragrande maggioranza dei turisti che ogni anno visitano Venezia pensando che non sia una città con i suoi problemi, i suoi abitanti, i suoi drammi, ma un parco divertimenti in cui tutto è “finto”, tutto è divertente e tutto è lecito perché -come spesso si sente dire- “io pago per stare qui”.

Un’altra considerazione: questi idioti stanno facendo il bagno in un’acqua sporca, perché forse non lo sapete ma parte delle fogne di Venezia scaricano nei canali… e vi assicuro che quell’acqua puzza come poche cose al mondo!

Questo articolo non vuole essere polemico, vuole essere semplicemente la cronaca di cosa è successo dal mio punto di vista il 29 ottobre 2018, quando l’acqua a Venezia ha raggiunto i 160 centimetri (20 centimetri più alta della foto sopra). E voglio in qualche modo informare le persone su alcuni aspetti dell’acqua alta che forse non conoscono o a cui non hanno mai pensato.
E vorrei cercare di far capire a molti che magari non lo sanno, o che magari non ci hanno mai pensato, che per la maggior parte delle persone che vive e soprattutto lavora a Venezia, un’acqua alta di queste proporzioni è un vero e proprio dramma.

Per questo vedere turisti che si divertono a fare foto come quella che ho pubblicato sopra fa rabbia, perché è un’inconsapevole presa in giro delle persone che subiscono gravi danni, economici e perfino psicologici.
Per esempio: mentre avevo il negozio completamente allagato e cercavo disperatamente di salvare il possibile, fuori c’erano persone che passavano e volevano fare delle foto a me e al negozio sommerso.
Questi non li considero turisti, questi sono sciacalli.
Perché vi assicuro che vedere il proprio laboratorio, il proprio negozio, la propria abitazione invasi dall’acqua non fa certo piacere.
Io personalmente mi sono sentita persa quando ho visto che tutte le misure che avevo preso per contrastare questo fenomeno erano state vane.

Ma andiamo con ordine.

L’allarme acqua alta era cominciato diversi giorni prima, quando il servizio di previsioni maree aveva annunciato un’acqua alta molto sostenuta per il giorno 28 nel pomeriggio. Il giorno prima quindi ho provveduto ad alzare tutti i materiali che solitamente sono appoggiati al pavimento e quelli che erano a un livello più basso.
Bisogna tenere conto di una cosa: io ho due paratie (una per la porta davanti e una per la porta che dà sul cortile dietro) e una pompa che “sputa” fuori l’acqua quando raggiunge un certo livello e che per le acque alte “normali” mi consente di stare relativamente tranquilla. Il problema però è che dopo una certa misura (attorno ai 115 centimetri, quindi praticamente ogni volta che c’è acqua alta) l’acqua alta comincia a salire dal pavimento..! Ad ogni modo, per acque alte così ci sono solo molti fastidi ma non veri e propri danni.

Qui di seguito c’è la foto-storia di quello che è successo quel giorno.

Il giorno prima ho preparato tutto: ho sollevato tutto per proteggere i materiali.

29 Ottobre: l’acqua comincia a salire…

Il livello dell’acqua supera la vetrina e si avvicina pericolosamente al bordo della paratia. L’acqua comincia a salire anche dal pavimento.

A questo punto siamo davvero troppo vicino, il vento di scirocco continua a soffiare ed è un attimo: l’acqua passa la paratia, entra in studio e invade tutto. La paratia non serve più, la pompa non serve più: non c’è più differenza tra interno ed esterno. Le cose a un livello inferiore iniziano a galleggiare e girano per il negozio.

Anche il cortile retrostante è inondato, sommergendo e rovinando le mie amate piante che avevo inutilmente posto sopra alcuni rialzi di legno.

La marea di solito cresce per 6 ore e poi cala per le successive 6 ore. Questa volta, a causa delle avverse condizioni atmosferiche (soprattutto il forte vento di scirocco), la marea è diminuita molto poco, tanto che il minimo è stato di circa 130 centimetri. E la sera l’acqua è tornata di nuovo alta. Per fortuna poi, dopo la mezzanotte, il vento ha perso forza e l’acqua ha cominciato a scendere, lasciando dietro di sé solo sporcizia e un pessimo odore (….e pensate che c’è chi ci fa il bagno!).

Il cortile dietro era un disastro

Ci sono voluti quasi tre giorni per pulire, disinfettare e asciugare tutto. Un lavoro molto duro, e mi rendo conto che io sono molto fortunata perché non ho subito gravi danni. Ci sono molti commercianti e artigiani con macchinari elettrici che hanno subito danni irreparabili, danni economici e che ora devono ricominciare da capo investendo denaro: quest’acqua alta non è divertente, è una disgrazia.

Questa mia testimonianza non vuole essere assolutamente un modo per “piangersi addosso” o autocelebrarsi: voglio solo cercare di far capire a chi non conosce il fenomeno dell’acqua alta cosa c’è veramente dietro qualcosa che a molti può sembrare divertente, ma che in realtà comporta solo danni e giornate di duro lavoro.

Colgo l’occasione per salutare tutti voi che forse avete imparato qualcosa da questo articolo e tutti gli artigiani di Venezia che non si arrendono.

Arianna

PS: Per portare fuori Bic, il mio cane che mi fa sempre compagnia in studio, a fare i suoi “bisogni” serali ho dovuto prenderlo in braccio e trovare un posto abbastanza alto in cui potesse camminare e non nuotare… un’impresa! E anche lui non era molto contento… 🙂

Stampa di linoleografie a Venezia

Una linoleografia è un tipo di stampa a rilievo molto simile alla xilografia. Quando si stampa una linoleografia, si incide un’immagine in un blocco di linoleum (nella xilografia si usa il legno) e ciò che resta del blocco viene inchiostrato e poi stampato.

Mi piace moltissimo lavorare il linoleum, e in questo articolo vorrei condividere con voi la parte più bella del processo (l’ultima parte): la stampa vera e propria.

Prima di stampare, ho inciso due matrici (o blocchi) di linoleum (la parte più difficile e lunga del processo di stampa): ogni matrice alla fine stamperà un colore diverso sulla carta.

Quando le matrici sono pronte, posso concentrarmi sulla preparazione dei colori.

Il colore che ho usato per la prima stampa è un verde chiaro che ho creato mescolando giallo, bianco e verde permanente, un bel verde brillante che aveva bisogno di essere un po’ schiarito e “spento”.
Ho poi diluito leggermente l’inchiostro con dell’olio di vaselina, amalgamandolo bene con l’aiuto della spatola di metallo.
Vi svelo un piccolo segreto: una volta pronti, conservo sempre i colori in una busta di carta da cucina, per mantenerli freschi a lungo!

 

Una volta scelto il colore, l’ho steso sul mio piano di inchiostrazione (in plexiglas) con l’aiuto di una spatola di gomma.
Passando ripetutamente sull’inchiostro, in verticale ed orizzontale, il rullo si inchiostra omogeneamente.
Ho poi portato l’inchiostro dal rullo alla lastra, facendo attenzione a coprire interamente la mia matrice.

Ho posizionato il foglio su una tavoletta di legno, che funge da piano del mio torchio, e sopra di esso la lastra di gomma inchiostrata. Una tavoletta uguale a quella inferiore viene messa sopra alla lastra, ed infine un foglio di gomma morbida, per ammortizzare la pressione del torchio.
Ho inserito il “sandwich” nel torchio e ho stretto la pressa per qualche secondo.

Tolgo pressione e vedo il risultato, staccando dolcemente la lastra dal foglio.

E questo è il risultato: il primo colore è fatto!

Ora procedo con il secondo colore, ripetendo gli stessi passaggi passi ma naturalmente usando la seconda matrice! 🙂

Per il secondo colore avevo bisogno di un verde più scuro, ma che si accordasse bene col primo.
Ho mescolato lo stesso verde brillante della matrice chiara con del grigio di payne, un grigio che tende molto al blu.

E questo è il risultato finale!

Questa è la tecnica che ho utilizzato per tutte le mie linoleografie.

Se volete saperne di più sulla tecnica della linoleografia e se volete provare a realizzare una linoleografia fatta da voi, potete provare uno dei miei corsi: sono sicura che vi piacerà e rimarrete affascinati da questa bellissima tecnica di incisione!

Toponomastica veneziana: Campi, Campielli, Corti

Se a Venezia non ci sono strade ma calli (a parte poche eccezioni, come abbiamo imparato leggendo questo articolo), lo stesso discorso vale per le piazze: se sentite parlare di “piazza”, non potrete che riferirvi a Piazza San Marco, l’unica e sola Piazza di Venezia.
Tutte le altre zone della viabilità che nel resto del mondo si chiamano piazze, a Venezia sono Campi.
Il campo, come si deduce dal termine, in antichità era ricoperto d’erba ed adibito alla coltivazione, con orti e alberi da frutto, oppure vi si potevano trovare pecore o cavalli al pascolo.
Solo più recentemente i campi sono stati lastricati, ma esiste ancora una testimonianza di come dovevano apparire i campi ai tempi della Serenissima, per vederla basta visitare il campo di San Pietro di Castello, con i suoi prati e alberi.

 

San Pietro di Castello

 

Il significato sociale del campo è sempre stato molto forte, essendo Venezia una città policentrica, costruita su numerose isole che vivevano una vita a sè stante.
Lo spazio aperto attorniato da case era un luogo di ritrovo per gli abitanti, dove si svolgeva il mercato e affacciavano le botteghe artigiane.
Nel campo affacciava sempre una chiesa, con annesso cimitero; la funzione del campo come luogo di sepoltura è ancora indicata in alcuni casi con la presenza di un area sopraelevata di più di un metro rispetto alla normale viabilità (Napoleone ha poi vietato la pratica della tumulazione nei campi, spostando il cimitero nell’attuale isola di San Michele).

 

Campo San Trovato e il suo ex cimitero

 

Nei campi più grandi si svolgevano anche processioni e manifestazioni religiose, oltre a tornei e discorsi pubblici.

Anche in tempi molto più recenti, il campo è stato (ed è tuttora, anche se lo spopolamento di Venezia fa sentire drammaticamente i suoi effetti) il luogo di ritrovo dei bambini che giocavano soprattutto a calcio o ai giochi più diversi, come il salto della corda o andare sui pattini.

 

Campo dei Gesuiti con bambini che giocano a calcio

 

Altra figura immancabile in ogni campo era il pozzo, unica fonte di approvvigionamento idrico della città, prima della costruzione dell’acquedotto.
Fortunatamente si possono tuttora ammirare i numerosissimi pozzi con le loro vere da pozzo finemente lavorate, anche se inutilizzati (sul funzionamento dei pozzi leggi questo articolo).
I campi devono il loro nome spesso a chiese che vi sorgono (o sorgevano), ma anche a famiglie importanti che vi risiedevano o a mestieri che in antichità vi venivano svolti.

 

Quando il campo è di dimensioni ridotte si parla di Campiello, spesso solo uno slargo della calle o un appendice di un campo pi grande, è solitamente privo di pozzo e attorniato da case.

Nel campiello la vita sociale era ancora più tipica, perché di fatto formava il centro di un micro quartiere, dove si intesseva il tessuto sociale della città, con i pettegolezzi, i litigi e il chiacchiericcio popolare di una città viva e affollata. Carlo Goldoni nella sua commedia “Il campiello” racconta proprio queste abitudini.
L’importanza del campiello è testimoniata anche dal nome dato all’importante premio letterario Il campiello, uno dei più prestigiosi e conosciuti premi letterari italiani.

 

Campiello

 

Ancora più piccolo del campiello è la Corte, che solitamente ha una sola entrata attraverso un sottoportico o una calle a volte munita di cancello. Di fatto la corte era considerata un estensione della casa, dove si potevano trovare le donne di casa che, durante la bella stagione, sedute di fianco alla loro porta, svolgevano attività casalinghe come la pulizia di pesce e verdure, il cucito e il ricamo, e la pratica dell’infilare perline in un filo per la fabbricazione di collane, attività tipica che in dialetto viene chiamata “impiraperle”.

Corte

 

Fonti

https://venicewiki.org/wiki/Campo
https://www.innvenice.com/Toponomastica-Venezia.htm
https://venipedia.it/it/campi
https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_(Venezia)
https://it.wikipedia.org/wiki/Campiello
https://it.wikipedia.org/wiki/Corte_(Venezia)

Toponomastica Veneziana: Calle, Calle Larga, Salizada, Rio terà, Ramo, Sotoportego

A Venezia ogni cosa è diversa dal resto del mondo ed ha un nome particolare che la caratterizza.

Nemmeno le strade riescono ad essere semplici vie per trasportare persone e cose ma sono occasioni per vedere ad ogni passo dei luoghi magnifici. 

Se a Venezia cercherete una strada, troverete solo Strada Nova, situata nel sestiere di Cannaregio, vera e propria arteria cittadina.

Con Strada Nova viene comunemente indicato il lungo percorso formato da una lunga serie di calli spaziose che va dalla ferrovia a campo Ss. Apostoli, mentre solo una parte di esso è in realtà la Strada Nova.

La sua costruzione comincia ad inizio ‘800 e si protrae per quasi tutto il secolo, in varie sessioni di demolizioni delle costruzioni che si trovavano nel suo attuale percorso, trasformando una strada lunga e tortuosa in una spaziosa e disseminata di negozi.

Strada Nova

 

Le altre vie a Venezia sono chiamate “Calli”, dal latino callis, che significa sentiero.

Le calli possono essere molto strette oppure larghe, le “Calli Larghe”, possono essere cieche e chiamarsi “Rami”, quando portano ad un campo senza sbocco o direttamente ad un abitazione.

Calle

 

Le “Salizade” sono le calli che in antichità erano più importanti, e che per questo sono state pavimentate per prime con i masegni, mentre le altre erano pavimentate con mattoni in cotto posti a spina di pesce (come tuttora il campo davanti alla Chiesa della Madonna dell’Orto), oppure erano in terra battuta.

 

 

Salizada

Madonna dell’Orto

I masegni sono le classiche pietre grigie che dalla prima metà del ‘700 fino al giorno d’oggi ricoprono per la quasi totalità il suolo pubblico veneziano.

Questa pavimentazione è composta da lastre di trachite, una pietra di origine vulcanica estratta nelle cave della zona dei Colli Euganei, in provincia di Padova.

Masegni

 

Un altra tipologia di strada a Venezia è la “Ruga”(dal rue francese), quando la calle è particolarmente importante per le attività commerciali che vi si sono installate numerose fino dall’antichità.

Ruga

 

A volte la necessità di creare spazi per le strade portava all’interramento di canali, facendoli diventare “Rio Terà” (canale interrato), dove spesso scorre tuttora l’acqua del canale sotto la pavimentazione stradale.

Rio Terà

Spesso il bisogno di costruire abitazioni costringeva ad ampliare le case al di sopra della strada, questo è il caso dei “Sotoporteghi” (sottoportici), calli coperte, spesso buie, dove si può vedere il classico soffitto a travi in legno che ogni abitazione veneziana può vantare.

Sotoportego

 

Oltre alla tipologia di strade, anche i nomi propri di queste sono particolari e varie: spesso si riferiscono alla vicinanza antica o attuale ad un convento o una chiesa o a mestieri che venivano praticati in modo concentrato, oppure prendono nome da qualche personaggio famoso che abitava in zona, ma anche da persone comuni che per qualche motivo avevano acquistato fama locale.

Se non vi fosse bastata la difficoltà nel districarsi con le differenze tra le varie tipologie di strade veneziane, a volte sottili per chi non è abituato a confrontarsi con esse ogni giorno, aggiungo per finire che può capitare spesso che il nome di una calle si ripeta in zone completamente diverse della città, portando il visitatore distratto o superficiale a perdere inesorabilmente la propria strada.

 

Fonti

https://it.wikipedia.org/wiki/Strada_Nova

https://it.wikipedia.org/wiki/Calle

http://alloggibarbaria.blogspot.it/2009/11/masegni.html

https://www.innvenice.com/Toponomastica-Venezia.htm

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